2° Congresso ANPI: Relazione del Presidente Provinciale Oristano sul Documento Politico Nazionale

7 aprile 2016 Lascia un commento »

Il Comitato Nazionale dell’ANPI, nel Documento politico che oggi noi siamo chiamati a discutere, ha espresso chiaramente il proprio pensiero in merito alla situazione politica internazionale e nazionale, specie in questo momento di emergenze, in un quadro che ha definito “incandescente”.
Si è espresso criticamente sulle scelte economiche, politiche e finanziarie di stampo ultraliberista, ispirate dagli interessi di pochi, che sempre di più circoscrivono la partecipazione e i diritti dei cittadini, in primis il lavoro, la salute, l’istruzione e vorrebbero considerare le Costituzioni democratiche come inutili relitti del passato.
Si è espresso sulla guerra, sulle guerre in corso, sui fondamentalismi dilaganti, sull’emergenza profughi, e dunque sui temi dell’accoglienza e su un sempre maggiore pericolo di risposte xenofobe; sui vergognosi muri e fili spinati posti ai confini di tanti Stati, laddove questi muri, che vorrebbero “proteggerci”, sono invece una plateale dichiarazione di paura e impotenza, nonchè la plastica rappresentazione del fatto che l’Europa non esiste, e -così com’è oggi- è solo la roccaforte degli interessi economici, dei grandi capitali.
Si è espresso sul terrorismo e sulle sue nefaste conseguenze, che stanno minando in profondità le nostre libertà.
Si è espresso contro il preoccupante ritorno di gruppi e partiti che si ispirano esplicitamente al nazifascismo, e che in qualche caso, specie nei paesi dell’Est, sono addirittura al potere, ripetendo il ciclo crisi economica-nazionalismi-sviluppo delle ideologie totalitarie, che il mondo ha già conosciuto nei primi decenni del 900 e in particolare negli anni 30.
In un periodo che in politichese viene definito di “sfide globali”, il Nazionale fa dunque sentire forte e chiara la propria voce e la nostra non può e non deve dissentire su questi temi fondanti della nostra identità.
L’Anpi non è un partito e, grazie al cielo, non soffre dei mali dai quali i partiti oggi sono afflitti, in primis il trasformismo, la perdita di credibilità a seguito degli scandali, e, specie a sinistra, dei valori per difendere i quali si erano formati. L’ANPI non è “liquida”, i suoi valori non sono negoziabili, magari in nome di strategie di vicinanza con questo o quel gruppo o partito politico. L’antifascimo o è o non è.
Non esiste, non può esistere, un antifascismo moderato, sfumato, conciliante. Sopratutto se questa sedicente moderazione ha lo scopo di ottenere qualche iscritto in più. Questo lo lasciamo fare ad altri, altrimenti l’ANPI si spegnerebbe, e verrebbe vanificato quella coraggiosa svolta che fece aprire l’Anpi dei Partigiani agli antifascisti.
E antifascismo, oggi, significa non solo tramandare e celebrare il ricordo di tutti quelli che al fascismo si opposero, ma sopratutto difendere la Costituzione e i diritti che essa tutela e anzi, rappresenta, e significa anche non accettare l’artificiosa equazione, tanto di moda, tra diritto e privilegio, in nome delle dinamiche economiche di cui abbiamo già parlato.
Essere antifascisti oggi significa difendere l’assetto costituzionale da derive quanto meno pseudoautoritarie, denunciare il presidenzialismo strisciante, e il ruolo predominante che i governi degli ultimi anni hanno assunto rispetto al Parlamento. Significa comprendere e difendere il ruolo democratico fondamentale dei corpi intermedi, come i sindacati; significa combattere l’antipolitica in quanto anticamera dell’autoritarismo, del culto del leader carismatico, e far comprendere che in democrazia l’unico modo lecito di ascendere al potere è costituito dalla scelta degli elettori tra le proposte e gli uomini dei partiti.
Non possiamo buttare il bambino con l’acqua sporca, o chiudere un ospedale perchè ci sono medici incompetenti. L’Anpi non è un partito, non vuole nè può esserlo, ma fa politica, perchè politico è l’ambito nel quale tutti noi, e sopratutto un’associazione che conta 120.000 iscritti, ci muoviamo.
E politico è far sentire la propria voce sui grandi temi, come appunto la difesa della Costituzione, della legalità e della pace, la critica di ogni forma di fascismo, delle eccessive diseguaglianze sociali e della negazione dei diritti, quali l’istruzione, la salute, la previdenza, la libertà effettiva dei cittadini.
Appunto cittadini e non sudditi, proni agli ordini di organismi internazionali potentissimi ma privi di qualsiasi controllo democratico (si pensi alla trojka), in grado di travolgere la sovranità nazionale dei paesi europei (si pensi alla Grecia o anche all’Italia) e non certo nel senso in cui lo avevano immaginato e sognato persone come Altiero Spinelli.
Cittadini, e non individui spaventati e frastornati dalle terribili notizie che ogni giorno ci arrivano dal mondo, e in quanto tali disposti a rinunciare progressivamente ad ogni libertà personale, ad ogni spazio di privacy in nome di una chimerica sicurezza (si pensi, ad esempio, alla Francia)
E quindi, insieme al ricordo del passato eroico degli antifascisti e dei Partigiani, che è e resta un nostro compito precipuo, è doveroso, come lo fu allora, fare delle scelte. E l’Anpi le ha fatte, e si è apertamente schierata a favore dei referenda contro le riforme elettorali e istituzionali, per evitare il restringimento degli spazi democratici, della rappresentanza, della partecipazione e la compromissione definitiva del delicato equilibrio dei poteri a favore dell’esecutivo, con la mortificazione del Parlamento.
Anzi, siamo stati invitati a non andare al traino di nessuno, e di farci semmai noi stesso promotori-organizzatori per i referenda. Attualmente solo voci isolate, anche se molto molto autorevoli, hanno fatto altrettanto. Personaggi di grande levatura morale e culturale hanno criticato le riforme dei governi, o si sono scagliate contro la mortificazione dell’uomo in nome degli interessi economici. Ma nessuno di essi ha alle spalle un’associazione come la nostra.
Noi non dobbiamo avere paura di far sentire la nostra voce, perchè in tal caso diventeremmo complici di quello che denunciamo. E, ripeto, dobbiamo portare sui nostri territori la parola del Comitato nazionale, che è un organismo democratico, dobbiamo portare le sue- le nostre- scelte politiche e prese di posizione.
Su questi temi l’attività del Nazionale, e in primis del nostro valoroso Presidente, è instancabile. Anche noi dobbiamo agire, sopratutto per eliminare o almeno ridurre quella che, in tante riunioni del coordinamento regionale, ho definito “discrasia” tra noi e il centrale, tra il ruggito di Smuraglia e il miagolio dei provinciali. Tanto più che abbiamo a disposizione protocolli d’intesa Anpi-Anci e Anpi-Miur. A noi, dunque, il compito di diventare promotori attivi dei valori della nostra gloriosa Associazione.
Carla Cossu

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